| Venezia
Canta d'Achille,
o Dea, l'orrendo sdegno...
Con queste
parole si apre il primo canto de l'Iliade di Omero, nella
traduzione in lingua toscana fatta da Giacomo Casanova
nel suo eremo boemo, lontano quindi dalla amata Venezia
ch'egli non avrebbe più rivisto.
Se ne è parlato
nella Sala del Piovego di Palazzo Ducale, in occasione della
accurata pubblicazione in anastatica di quella lontana versione
casanoviana, fatta da Alberto Gardin di Editoria Universitaria.
Soltanto diciassette canti sui ventiquattro che sommano
l'originale greco, e in appendice il diciottesimo rinvenuto
manoscritto da Gardin presso l'Archivio di Stato di Praga.
Potranno venire alla luce anche i rimanenti? si è chiesto
Federico Fontanella col suo intervento, volto a confermare,
a dispetto dell'opinione di qualche letterato d'epoca, che
Casanova conosceva bene
l'idioma di Omero, quindi capace di interpretarne ogni sfumatura.
Opera più
che meritoria. Appena uscita dai torchi veneziani. Non la
prima riferita a Casanova
da parte di Editoria Universitaria. Un paio di anni prima
aveva pubblicato la traduzione del poema epico in lingua
veneziana. Così come ad ogni 2 aprile, giorno della sua
nascita (anno 1725) per Casanova
viene organizzato un "ricordo".
E' stato
di vibrante emozione sentire le letture di un largo brano
delle due versioni da parte degli attori Filippo Crispo
e Gianni Moi. Recitazione d'impeto, voci ben impostate.
Si è data
anche lettura della bellissima lettera dai contenuti colti
di Massimo Cacciari indirizzata a Gardin, a giustificazione
della assenza del sindaco per motivi istituzionali. In sintonia
con l'editore, del quale apprezza l'attività tutta volta
alla valorizzazione della cultura, in particolare veneziana,
con privilegiato riguardo per l'opera di Casanova
, Cacciari ha spezzato una lancia nei confronti del Veneziano
che una pigra eredità di stampo settecentesco ha contribuito
a tramandarne l'immagine parziale di seduttore instancabile.
Quando invece egli fu, sopra ogni cosa, un fervido intellettuale
oltre che uomo di scienze e di lettere. Ed è colpevole,
Venezia, per non avergli dedicato almeno il toponimo di
una calle.
Di Mario
Geymonat, prefatore dell'Iliade in toscano di Casanova
, in questi giorni in Grecia, è stato letto il testo da
Franco Siega. Altro approfondito contributo di merito per
un uomo che traversie diverse hanno portato in giro per
l'Europa, con un esilio durato vent'anni dopo la sua rocambolesca
evasione dai Piombi nell'ottobre 1756. Vi era stato rinchiuso
per avere praticato l'alchimia.
Più divertente
la versione in toscano de l'Iliade di quella in veneziano
che ha accenti drammatici, ha detto lo studioso Lorenzo
Somma. E con tale "sigillo" si è chiuso lo stimolante incontro
di studio.
Piero Zanotto
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