Sabato, 7 Aprile 2007

IL LIBRO
Casanova, uomo di scienze e di lettere
Presentata l'edizione dell'Iliade tradotta in toscano dal celebre figlio di Venezia
Venezia

Canta d'Achille, o Dea, l'orrendo sdegno...

Con queste parole si apre il primo canto de l'Iliade di Omero, nella traduzione in lingua toscana fatta da Giacomo Casanova nel suo eremo boemo, lontano quindi dalla amata Venezia ch'egli non avrebbe più rivisto.

Se ne è parlato nella Sala del Piovego di Palazzo Ducale, in occasione della accurata pubblicazione in anastatica di quella lontana versione casanoviana, fatta da Alberto Gardin di Editoria Universitaria. Soltanto diciassette canti sui ventiquattro che sommano l'originale greco, e in appendice il diciottesimo rinvenuto manoscritto da Gardin presso l'Archivio di Stato di Praga. Potranno venire alla luce anche i rimanenti? si è chiesto Federico Fontanella col suo intervento, volto a confermare, a dispetto dell'opinione di qualche letterato d'epoca, che Casanova conosceva bene l'idioma di Omero, quindi capace di interpretarne ogni sfumatura.

Opera più che meritoria. Appena uscita dai torchi veneziani. Non la prima riferita a Casanova da parte di Editoria Universitaria. Un paio di anni prima aveva pubblicato la traduzione del poema epico in lingua veneziana. Così come ad ogni 2 aprile, giorno della sua nascita (anno 1725) per Casanova viene organizzato un "ricordo".

E' stato di vibrante emozione sentire le letture di un largo brano delle due versioni da parte degli attori Filippo Crispo e Gianni Moi. Recitazione d'impeto, voci ben impostate.

Si è data anche lettura della bellissima lettera dai contenuti colti di Massimo Cacciari indirizzata a Gardin, a giustificazione della assenza del sindaco per motivi istituzionali. In sintonia con l'editore, del quale apprezza l'attività tutta volta alla valorizzazione della cultura, in particolare veneziana, con privilegiato riguardo per l'opera di Casanova , Cacciari ha spezzato una lancia nei confronti del Veneziano che una pigra eredità di stampo settecentesco ha contribuito a tramandarne l'immagine parziale di seduttore instancabile. Quando invece egli fu, sopra ogni cosa, un fervido intellettuale oltre che uomo di scienze e di lettere. Ed è colpevole, Venezia, per non avergli dedicato almeno il toponimo di una calle.

Di Mario Geymonat, prefatore dell'Iliade in toscano di Casanova , in questi giorni in Grecia, è stato letto il testo da Franco Siega. Altro approfondito contributo di merito per un uomo che traversie diverse hanno portato in giro per l'Europa, con un esilio durato vent'anni dopo la sua rocambolesca evasione dai Piombi nell'ottobre 1756. Vi era stato rinchiuso per avere praticato l'alchimia.

Più divertente la versione in toscano de l'Iliade di quella in veneziano che ha accenti drammatici, ha detto lo studioso Lorenzo Somma. E con tale "sigillo" si è chiuso lo stimolante incontro di studio.

Piero Zanotto