
Così tradusse lIliade in toscano
Dopo l'Iliade in veneziano di Giacomo Casanova, pubblicata solo recentemente a Venezia, domani, lunedì, in Palazzo Ducale sarà presentata l'Iliade "in lingua toscana" - cioè in italiano - tradotta nella seconda metà del Settecento dallo stesso libertino, che con la sua vita ispirò il Don Giovanni di Mozart e che a Marco Polo contende la rappresentanza planetaria della venezianità.
In tempi di dibattito sulla lingua veneta e su quella italiana, la scelta dell'autore veneziano di cimentarsi in entrambe appare esemplare. Perché Casanova curò due diverse traduzioni, una di seguito all'altra? Secondo l'editore Albert Gardin, che pubblica anche questa seconda Iliade per Editoria Universitaria, "si trattò di un'esigenza di Casanova per rinsaldare la propria immagine di intellettuale di statura europea, quale del resto già era".
"La versione nella lingua della sua città era stata certo un atto d'amore - spiega mentre quella in lingua toscana avrebbe dovuto diffondersi con una più vasta risonanza". Casanova, ha scritto il sindaco di Venezia Massimo Cacciari in una lettera inviata in vista della presentazione a Palazzo Ducale, fu "testimone del suo tempo e della sua città, intollerante di ogni dipendenza, geloso della sua individualità". il volume, di 1428 pagine in stampa anastatica, sarà presentato ad un passo dalla cella dei Piombi dalla quale il Veneziano riuscì a evadere rocambolescamente nell'ottobre 1756, senza poter rimettere piede in città per quasi vent'anni. "L'Omero di Casanova è tradotto in ottave, la rimbombante forma metrica dell'epica di Ariosto e di Tasso, ma - ha rilevato il professor Mario Geymonat, esperto di poemi epici antichi, che ha curato l'introduzione del volume - volgendolo in lingua moderna Casanova lo ha pure inserito con garbo ed eleganza nel gusto e nel costume del proprio tempo".
Al di là delle motivazioni che hanno spinto Casanova a queste due traduzione, ne emerge la capacità di una piacevole scrittura, il che accredita decisamente Casanova, al di là della sua movimentata esistenza, tra gli intellettuali del suo tempo.
Da La Nuova Venezia del 1 Aprile 2007