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ILIADE DI
OMERO IN IDIOMA TOSCANO
di GIACOMO
CASANOVA
Dopo LIliade
in Veneziano, ecco quella che Giacomo Casanova definisce in
idioma toscano. Una riproduzione fedele ed integrale delledizione
Modesto Fenzo pubblicata a Venezia tra il 1775 ed il 1778.
Limportanza di questopera non sta solo nella leggiadra traduzione
dei versi omerici, ma dallimponente apparato di note critiche e
meditazioni sul ruolo del traduttore, scritte da Casanova stesso con il
suoi stile fluido e brillante che invita a proseguire la lettura, che
ci permettono di capire latteggiamento che un intellettuale del
secolo dei lumi poteva avere nei confronti del grande classico della letteratura
greca.
In questo volume sono ripodotti tutti i tre tomi con i libri dal I al
XVII, mentre il XVIII, mai pubblicato dallautore, viene quì
riproposto con la riproduzione del manoscritto originale e la relativa
trascrizione a fronte in caratteri moderni. Unopera indispensabile
che conferma ancora una volta, se ce ne fosse stato bisogno, la grandezza
letteraria e intellettuale di Giacomo Casanova, viniziano.
ISBN:
978-88-88618-47-0
Formato 17x24 1248 pagine
Rilegatura in brossura con
cofanetto rigido
Prezzo Euro 50,00
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Nota delleditore
Cera bisogno di unaltra Iliade? La risposta non può
essere che affermativa e se il traduttore si chiama Giacomo Casanova,
allora tale risposta si gonfia dentusiasmo.
Fino a non molto tempo fa il semplice accostamento di Omero col nostro
Viniziano aveva fatto storcere la bocca a più di un
dotto che lo considerava qualcosa di molto simile alleresia: comera
possibile che quel tombeur de femmes ad oltranza, quel simpatico
avventuriero che girovagò per tutta lEuropa e riuscì
nellimpossibile fuga dai Piombi, potesse accingersi ad una traduzione
così ardua? Ebbene, Casanova lo fece, e per ben due volte: una
in veneziano, la sua lingua madre, laltra, che qui pubblichiamo,
in idioma toscano. Questultima è unopera complessa,
che purtroppo è rimasta interrotta al XVII libro: la sua caratteristica
principale non sta però solo nella morbidezza dei versi, ma sullimponente
apparato di commento che, con stile leggero ma puntuale, ci spiega il
punto di vista di un traduttore del Secolo dei Lumi nei confronti di un
classico greco, con citazioni, esempi e dotte disquisizioni. Che solo
un grande studioso, dotato di una profonda conoscenza dellargomento,
era in grado di fare.
Proprio per questo abbiamo ritenuto opportuno ristamparla integralmente,
riproducendo in un unico volume i tre tomi delledizione Modesto
Fenzo stampata a Venezia tra il 1775 ed il 1778 e, grazie alla moderna
tecnologia, cercare di renderla graficamente più leggibile nelle
pagine in cui lantica stampa risultava più scura e confusa,
per poter in tal modo apprezzare fino in fondo il valore di questopera.
A completamento, in appendice abbiamo voluto riprodurre anche il libro
XVIII, giunto a noi solo in manoscritto autografo e ora conservato presso
lArchivio Nazionale di Praga.
Io non so la lingua greca né molto né poco
scriveva Casanova nella prefazione dellIliade di Omero in
Veneziano
Lho scritta in Veneziano perché
essendo io veneziano, mi costa assai meno fatica che se avessi dovuto
scriverla in idioma toscano. Il suo spirito arguto ed il senso del
paradosso hanno tratto in inganno più di uno specialista: basta
iniziare a leggere questIliade in toscano per rendersi conto, al
di fuori di ogni dubbio, che quelle affermazioni erano un gioco scherzoso
tra autore e lettore. Ed a conforto di ciò basta scorrere il lunghissimo
elenco dei sottoscrittori che spazia dai nobiluomini veneziani ai porporati,
dai lord inglesi agli aristocratici ed intellettuali francesi i quali,
evidentemente, conoscevano benissimo il valore letterario di tale personalità.
Questedizione si affianca a quella da noi pubblicata nel 1997-98
e poi, in edizione integrale, nel 2005 dellIliade di Omero in Veneziano,
nella quale era riprodotto il manoscritto originale con la relativa trascrizione
in caratteri moderni a fronte e continua quellopera di riscoperta
e rivalutazione di Giacomo Casanova come letterato ed intellettuale a
tutto tondo, perfettamente inserito tra i grandi del suo tempo, e con
i quali ebbe a confrontarsi per via epistolare o, come nel caso di Voltaire,
conversando di persona.
Contiamo di proseguire su questa strada pubblicando altre opere, celebri
e meno conosciute, e carteggi, alcuni dei quali inediti, che serviranno,
se ce ne fosse ancora bisogno, a confermare il grande spessore intellettuale
del nostro Veneziano ricollocandolo nella giusta posizione che dovrebbe
occupare nella storia e nella letteratura del suo tempo.
Cera bisogno di unaltra Iliade? Sì, ce nera bisogno.
E in questo caso più che mai.
Albert Gardin
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Uno dei grandi
intellettuali del Settecento
Fu, Casanova, comè di largo dominio, uomo di mondo, ribelle,
provocatore, oltraggioso. Ma fu insieme intraprendente, curioso,
indagatore, che non si negò agli stimoli più diversi.
Gran viaggiatore, visitò moltissimi Paesi e città senza
mai attraversarli insulsamente, bensì dando vita sempre
ad uno scambio di esperienze originali. Fu, a riassumere in un solo pregante
termine, un in quietus, che si appagava solamente nellandare, nel
vedere, nel mettersi alla prova, nel tentare (tentativo/tentazione mossero
sempre la sua mente e il suo cuore). Testimone autentico del suo tempo
e della sua città, intollerante di ogni dipendenza, geloso della
sua individualità, fu per lunghi anni un Ospite in giro per lEuropa.
E in quanto tale esemplarmente aperto allinterazione, consapevole
di rappresentare una diversità e quindi pronto ai rischi del rapporto.
La sua sicura preparazione culturale, innestata su un temperamento tanto
forte e originale, lo rese quello che definirei una maschera,
una delle più incisive maschere veneziane. Casanova fu uno dei
grandi intellettuali del Settecento, che si misurava con personalità
del calibro di Voltaire ed ebbe uninfluenza enorme anche su letterati
più valutati come Lorenzo Da Ponte. Eppure fu snobbato, forse perché
la sua figura non riuscì a liberarsi dalla macchietta
che ne è stata fatta. Tolta però la macchietta,
rimane la maschera, o meglio: le maschere che Casanova di volta in volta
indossava quando interpretava lilluminista, lantilluminista,
il bigotto, il libertino, ecc...
Fu cosmopolita almeno tanto quanto gli altri protagonisti della cultura
veneziana del tempo, a cominciare da Carlo Goldoni, e scriveva con la
stessa facilità in lingua madre e in francese. Insomma, un eclettico
straordinario, che tra i molteplici altri suoi interessi coltivò
pure quello per il poema omerico che sta allorigine di tutta la
poesia e la cultura occidentale. Oggi questa sua fatica di traduttore
ci è restituita in unedizione lodevole per acribia e venustà,
realizzata da Editoria Universitaria con passione e competenza.
Massimo Cacciari
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Casanova intellettuale
europeo
Nato nella primavera del 1725
a Venezia, allora una delle città più fiorenti del Mediterraneo,
da una famiglia di attori, Giacomo Casanova viaggiò in lungo e
in largo lEuropa al servizio di cardinali e patrizi, investito di
incarichi di carattere diplomatico e finanziario qualche volta ambigui.
Affiliato nel 1750 alla massoneria, venne accusato dal governo moraleggiante
dei dogi di libertinaggio: nel 1755 venne così rinchiuso nel carcere
dei Piombi, ma da esso riuscì in modo rocambolesco a fuggire nel
novembre del 1756.
Da quellanno ricominciò a girovagare dalla Francia alla Polonia,
dallAustria alla Prussia e alla Russia, senza poter rimetter piede
a Venezia fino al 1774, per quasi ventanni. Passò lultimo
periodo della sua turbinosa esistenza nel castello di Dux, in Boemia,
come bibliotecario dal conte di Waldstein, e lì morì poco
più che settantenne allinizio di giugno del 1798.
In tutto questo periodo Casanova, ben noto anche per le sue audaci avventure
galanti, si pose come uno degli intellettuali di punta dellintero
continente, impersonando il prototipo del libertino: alla sua vita avventurosa
e spregiudicata fu probabilmente ispirato il Don Giovanni immortalato
nellopera in musica di Mozart e Da Ponte, e ben a ragione uno dei
libri più illuminanti a lui dedicati in questi ultimi anni, opera
di Alain Buisine, si intitola Casanova lEuropéen (Parigi,
Tallandier, 2001).
La sua lingua madre era certo il veneziano, che era stato arricchito nel
corso di tutto il XVIII secolo da una produzione artistica e letteraria
abbondante e di alto livello (si pensi solo a Canaletto e a Goldoni),
e Casanova stesso contribuì a nobilitarlo con la sua fresca, splendida
versione dellIliade, che risale agli anni fra il 1757 e il 1764,
giuntaci in un brogliaccio incompleto conservato a Dux e pubblicata con
cura amorevole da Editoria Universitaria nel 2005. Come ho scritto presentando
quel testo, la traduzione in veneziano di Omero dimostra una sicura frequentazione
delle letterature e delle lingue classiche, non solo il greco ma pure
il latino, che viene peraltro presentata da Casanova con un voluto ed
elegante understatement.
Non si può non ricordare del resto che fra metà Settecento
e primo Ottocento le versioni di Omero furono al centro del dibattito
intellettuale che è rimasto famoso come querelle des anciens et
des modernes, e da esse deriva la popolarità di Omero per tutto
il periodo romantico: fra le più significative furono la versione
in prosa francese di Anne Dacier (1699), quella di Alexander Pope in versi
inglesi (1715-1720), la versione italiana sia in prosa che in versi di
Melchiorre Cesarotti (1786-1795), quella fortunatissima in endecasillabi
sciolti di Vincenzo Monti, il «traduttor de traduttor dOmero»
(1810 e 1812). Non a caso proprio dalla sua esperienza europea Casanova
trasse il proposito di occuparsi dellantico poema, come ricorda
egli stesso in una pagina paradigmatica delle memorie: «LIliade
di Omero che dal tempo della mia partenza dallInghilterra costituiva
la mia delizia per unora o due al giorno, nella lingua originale,
mi aveva fatto venir voglia di tradurla».
Lopera di Casanova che ebbe maggiore fortuna ed è stata diffusa
e tradotta in molte lingue del mondo, contribuendo a fare del suo autore
un mito letterario di impareggiabile rilevanza, fu scritta nella lingua
di cultura più diffusa ed emblematica dellEuropa del tempo,
il francese: si tratta dellHistoire de ma vie, una autobiografia
disordinata e irrequieta, redatta in uno stile personalissimo ed edita
in parte fin dal primo Ottocento (qualche volta con una serie di ammiccanti
illustrazioni licenziose). La riproduzione completa del manoscritto originale
è stata edita con cura ammirevole in sei grossi volumi nel 1960,
da Brockhaus a Wiesbaden, e da essa è stata tratta la bella traduzione
italiana Storia della mia vita curata da Piero Chiara e
Federico Roncoroni e pubblicata in tre volumi nei Meridiani Mondadori
fra il 1983 e il 1989.
Il veneziano, il greco, il latino, il francese erano dunque le lingue
di cultura praticate e sviluppate da Casanova, ma a queste non si può
non aggiungere, anche nella dimensione europea, il toscano di Dante, di
cui il grande intellettuale veneziano padroneggiava ogni raffinatezza
stilistica, come mostra la bella traduzione dellIliade che qui viene
riprodotta per il raffinato e colto lettore.
Successiva alla versione in veneziano, una buona parte dellIliade
in lingua toscana fu dallautore stesso pubblicata in tre volumi
per i tipi di Modesto Fenzo a Venezia tra il 1775 e il 1778: DellIliade
di Omero, tradotta in ottava rima da Giacomo Casanova viniziano, recita
il frontespizio, ma in quei volumi, come del resto in quello di Editoria
Universitaria che ora li riproduce, sono comprese anche una serie di ampie
e illuminanti Annotazioni, alcune delle quali tratte quasi alla lettera
dal «Signor Pope», il grande traduttore inglese di Omero.
Nelle proprie Annotazioni Casanova dimostra una conoscenza approfondita
della letteratura omerica antica e moderna e sviluppa i motivi più
significativi dellintreccio fra il poema greco e la cultura e la
vita del proprio tempo. In un Avviso al Pubblico egli prometteva un quarto
voluminoso volume «che conterrà il rimanente dellIliade»,
ma di fatto per il nuovo clima politico-culturale alla vigilia della Rivoluzione
Francese questo volume non fu pubblicato. NellArchivio Statale di
Praga si conserva però in autografo il XVIII canto della versione
toscana di Casanova: rimasta per oltre due secoli inedita, è riportata
qui in appendice in una accurata trascrizione moderna posta in fronte
alla bella riproduzione fotografica del testo.
LOmero di Casanova è tradotto in ottave, la rimbombante forma
metrica dellepica di Ariosto e di Tasso, ma volgendolo in lingua
moderna Casanova lo ha pure inserito con garbo ed eleganza nel gusto e
nel costume del proprio tempo. Del resto il nostro autore aveva uninnata
capacità di comprendere senza atteggiamenti accademici e parrucconi
la bellezza e loriginalità dellIliade: per questo motivo
egli riuscì a rappresentare gli eroi omerici e le loro imprese
con stupefacente vitalità, così da rendere verisimili e
naturali anche le vicende omeriche più fantasiose.
LIliade è in gran parte come sappiamo un poema di duelli
e battaglie, né mancano accese gare sportive (nel ventitreesimo
libro) e pianti commossi (per Patroclo da parte di Achille, per la morte
di Ettore da parte delle donne troiane e dello stesso re Priamo). La voce
di Casanova raggiunge una particolare intensità poetica nel cantare
episodi che hanno al centro donne ed amori, divini o umani che siano:
penso a quando nel terzo libro i vecchi Troiani bisbigliano fra loro ammirando
la splendida bellezza di Elena che sale maestosa sulle mura della loro
città, o a quando nel quattordicesimo libro Giunone seduce Giove
perché questi dopo lamplesso si addormenti esausto tra le
sue braccia e lasci alla loro tragica sorte i Troiani. Sono pagine di
straordinaria bravura, dove lesperienza letteraria si mescola indissolubilmente
con il ricordo biografico, e il mito antico risplende nei suoi toni più
avvincenti e innovativi.1 Una lezione di vita e di poesia esemplare anche
agli occhi di chi rilegge quella traduzione alle soglie del XXI secolo.
Venezia, 21 marzo 2007
Mario Geymonat
Università Ca Foscari di Venezia
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